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Stretta monetaria: BCE aumenterà i tassi d’interesse. Quale opportunità?

La BCE decide di aumentare i tassi d’interesse e subito per i media è allarme perché l’Italia non ha il paracadute della Banca Centrale. Saranno tutte vere queste preoccupazioni? Cosa comporterà la stretta monetaria per l’Italia? Ricordiamo che il QE di Draghi ha fatto lievitare ancora di più il debito pubblico italiano e ci ha fatto perdere più sovranità.

Aumento dei tassi d’interesse: Cosa comporta la stretta monetaria?

Cosa accade in una situazione di stretta monetaria? La BCE non compra più titoli di debito sovrano, BTP ecc. Si arresta la domanda e cresce l’offerta di titoli, il prezzo diminuisce e il rendimento dei titoli sale. I possessori di debito italiano chiedono rendimenti più alti alla scadenza di questi titoli. Il debito diventa più costoso. Lo spread sale come conseguenza di questa dinamica economica della domanda e dell’offerta. Il rendimento sale ma anche il rischio d’insolvenza.

Stretta monetaria: quali sono gli aspetti positivi?

Tuttavia, ci sono anche degli aspetti molto positivi da considerare. La stretta monetaria avrà un impatto molto positivo sull’euro, a cui seguirà una rivalutazione della moneta europea. Nei mercati un euro più forte rispetto al dollaro avrà un impatto positivo sulla bilancia dei pagamenti italiani, laddove l’Italia è dipendente con l’import. Se le materie prime sono prezzate in dollari, un euro più forte del dollaro comporterà che le materie prime costeranno di meno.

È vero anche che i nostri beni da esportare costeranno di più e questo si rifletterà sull’export che diminuirà in termini di beni esportati. Tuttavia, ritorneranno a crescere gli investimenti nell’Euro zona che per lungo tempo sono rimasti stagnanti.

Stretta monetaria: rivalutazione dell’euro.

Un euro più forte comporterà un allineamento maggiore con il rublo, il quale si è apprezzato a sua volta dopo la decisione di Putin di far pagare il suo gas in rubli. Inoltre, un euro più forte significherà mercati finanziari più forti e paradossalmente circolerà più liquidità frutto dei movimenti d’investimento. Gli investitori vorranno detenere più euro perché renderanno di più, dopo questa rivalutazione.

Tassi d’interesse reali e nominali. Quale differenza?

Dopo 10 anni di tassi nominali allo zero e tassi reali negativi, ora quello che aumenteranno saranno i tassi d’interesse nominali e non reali. Quelli nominali non sono espressione di economia reale. Quindi bisogna stare attenti quando si dice che costerà di più prendere a prestito perché non è così. Il valore del prestito costava di più quando i tassi d’interesse reali erano negativi.

Nel grafico cartesiano la linea dei tassi d’interesse stava nel terzo quadrante. Quello dove ci sono due segni negativi: meno e meno. E secondo il linguaggio matematico, meno per meno fa più. Quindi era in quella situazione che i tassi d’interesse reali erano più alti ed era più costoso prendere a prestito per le imprese e famiglie, non ora.

Considerazioni finali

Ora con i tassi d’interesse nominali più alti, i tassi d’interesse reali stanno nel secondo quadrante dove ci sono i segni meno e più e meno per più fa meno. Quindi in questa situazione i tassi d’interesse reali valgono di meno. Quindi costerebbe meno prendere in prestito per imprese e famiglie.

Inoltre, un euro più forte significa più potere di acquisto per i consumatori e dovrebbe contrarsi l’inflazione per poi raggiungere un nuovo equilibrio. Semmai è un bene che non venga immessa più liquidità passiva nei mercati su cui poi la BCE chiederebbe la restituzione dei prestiti. In questa situazione, casi di moral azard sono molto limitati e le banche faranno più attenzione alla propria leva finanziaria. Ora siamo nel regime monetario Taylorista e non più Keneysiano, ora c’è più controllo della liquidità da parte della BCE.

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