Immigrazione: secondo i dati del Ministero dell’Interno gli sbarchi in Italia, tra giungo e agosto 2021, hanno sfiorato la soglia dei 40.000 naufraghi, con un aumento di quasi il 50% rispetto allo scorso anno. Con gli sbarchi crescono anche i morti, con un porto, quello di Lampedusa, già andato in tilt per aver accolto oltre 2000 immigrati. La pandemia ha ulteriormente complicato il problema migratorio.

Ma da dove vengono questi immigrati? Da cosa fuggono? E cosa può fare l’Unione Europea? Andiamo con ordine. Gli immigrati vengono dalla Libia, Siria, Iraq, Afghanistan e anche Nigeria ed Eritrea. Queste persone fuggono da guerre e da dittature. Essi sono il prodotto della politica coloniale occidentale foriera di conflitti etnico-religiosi e guerre civili. Benvenuti su giipsy blog, l’informazione creativa in un click.

L’immigrazione: un problema etico-politico

La questione migratoria italiana instaura un dilemma etico-politico, perché si parla di etica della sicurezza ed etica dell’ospitalità. La prima tutela gli interessi verso “noi stessi” rispetto agli stranieri. La seconda risponde all’imperativo umano di salvare vite umane. Il dilemma si colora anche di conflitto politico nella misura in cui assume toni nazionalistici e identitari (Giorgio Gomel). Detto questo, il peso della democrazia dove deve tendere di più: favorire l’immigrazione o anche aiutare gli immigranti nei loro paesi di origine?

I dati italiani possono fuorviare, lasciando intendere come fosse solo l’Italia ad occuparsi dell’immigrazione; invece, il Belpaese può considerarsi come leader dell’accoglienza sebbene sussistano enormi difficoltà nei soli porti italiani. Molte richieste d’asilo si accettano in Germania, Svezia e anche in Francia. Quindi molti immigrati non si stabilizzano dove sbarcano, ma gran parte di loro migra nei paesi nordici dell’Europa.  

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La mano del doppio aiuto

Immigrazione: la Disunione Europea

L’Austria dice no ad accogliere i migranti provenienti da Lampedusa. Soluzione questa che non risolve il problema a monte, ovvero contenere i flussi immigratori per salvare vite umane e fermare i trafficanti di vite umane. A tal proposito, a Roccella, sono stati arrestati due scafisti. Inoltre, la Spagna blinda i confini con il Marocco. La metà degli immigrati, tra cui donne e bambini, vengono rispediti indietro. Il Premier Ungherese Orban chiede di chiudere le frontiere e non accetta la politica di accoglienza Europea. In questo clima è difficile parlare di Unione Europea bensì di Disunione Europea.

Occorre più che mai coesione europea nel promuovere una politica immigratoria comune. Aiutare i paesi del Terzo Mondo è un’ottima iniziativa per promuovere il vero valore comunitario nel segno della solidarietà e appoggiando anche la proposta austriaca.

E finché continueranno gli sbarchi…?

Ma finché ci saranno gli sbarchi, è opportuno lasciare queste persone allo sbaraglio o far si che tutti i paesi europei se ne prendano carico? Cosicché non siano solo i porti italiani ad essere promotrici dell’accoglienza ma anche tutti i porti europei, compreso quello spagnolo. Ma in quale clima europeo si può instaurare questo se la Spagna blinda i porti ed Orban dice no all’accoglienza? Se si parla di democrazia come due pesi e due misure occorre il giusto equilibrio distributivo per gli sbarchi e anche aiuto diretto nei loro paesi di origine. Ma come?

Prima del 2011, si riuscì a firmare un contratto con la Libia e con altri paesi del Nord Africa affinché un numero adeguato di soldati tenesse sotto controllo le coste ed impedisse agli immigrati di partire. Gli sbarchi si contennero di molto. Nel 2011 Sarkozy e Obama, sostenendo le primavere arabe insieme alla caduta di Gheddafi, fecero aprire una vera e propria diga immigratoria.  

Immigrazione: Cosa fare?

È opportuno stipulare con tutti paesi della sponda sud del Mediterraneo dei trattati per bloccare da un lato gli scafisti e gli immigrati prima della partenza e dall’altro per far accettare il rimpatrio dei clandestini prima dai paesi di origine. E solo dopo si può pensare,  col tempo, di contenere davvero l’immigrazione con un grande Piano Marshall per lo sviluppo dell’Africa. Di questo piano l’Italia deve farsi promotrice presso le Nazioni Unite e l’Unione Europea.

L’Europa non è tale solo quando i soldi sono da prendere ma anche per aiutare e distribuirsi equamente gli sbarchi nei porti e per i relativi asili politici nell’eventualità di un ricollocamento civico.

Giuseppe Foti

Di giipsy

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