la crisi della Grecia

Oggi parleremo di un argomento che riguarderà la “g” di giipsy e in particolare della crisi della Grecia. Dopo la fine del default greco dal lontano 2010 si è sollevata una forte ombra sul tema. Nessuno parla più della Grecia. Noi ovviamente vorremo fare più luce per schiarire questa ombra. Quindi, qual è la situazione economica attuale della Grecia? Quanti debiti ha la Grecia? E infine ma non per ultimo, cosa è successo ai conti correnti greci? Prima di rispondere a queste domande, faremo un breve cenno alla storia su cosa è stata la crisi greca e le prospettive future. Nel frattempo, Giipsy vi augura buona lettura.

Grecia: origine della crisi

La crisi finanziaria scoppiata nel 2008 ha visto crescere il debito pubblico in molte economie avanzate. L’origine della crisi sub prime si è trasformata in una crisi del debito sovrano nell’Euro zona. Crisi aggravata dallo sforzo dei governi di ridurre i debiti bancari privati, frutto dalle precedenti turbolenze finanziarie. I programmi di politica monetaria e fiscale di stimolo hanno contribuito a esacerbare il fenomeno della crisi del debito sul PIL. I governi dei paesi dell’UEM hanno fornito ingenti somme di denaro al sistema bancario nazionale per stabilizzarlo. Inoltre, hanno adottato misure di politica fiscale anticicliche per attenuare le conseguenze della recessione economica.

Struttura del debito pubblico

Dividere la struttura del debito pubblico in tre macro componenti può fornirci più chiarezza per spiegare la crisi, di cui la Grecia è stata protagonista e lo sarà ancora insieme ad altri attori europei. Queste componenti sono: il saldo primario, che è interamente controllato dal governo; gli interessi e i contributi alla crescita, che non sono controllati direttamente dal governo poiché dipendono in gran parte dalle spese sostenute dal governo in passato e dalla situazione economica attuale; e gli aggiustamenti stock-flussi, che non sono considerate spese dirette ma possono piuttosto essere considerate come investimenti che portano all’aumento del patrimonio dello Stato. Quest’ultima componente è importante quando si prendono in considerazione i salvataggi bancari proposti dai governi. Grecia, Portogallo, Irlanda e Spagna sono i paesi con il maggior saldo primario e contributi per interessi e crescita.

La crisi della Grecia
Le catene dell’Euro

La crisi della Grecia: fattori endogeni ed esogeni.

Aiuti tardivi da parte della BCE e agenzie di rating miopi o volutamente miopi nell’osservare i costanti disavanzi pubblici prima dello scoppio della crisi e il dibattito se aiutare o meno un paese dell’Eurozona hanno innescato loop tale per cui il debito greco diventa strutturale e permanente come in altre realtà. Quindi si possono individuare cause endogene ed esogene allo scoppio della crisi greca. L’aumento della spesa pubblica negli ultimi anni ha portato a un drammatico aumento del fabbisogno di prestiti e a livelli elevati di debito pubblico accumulato.

Credibilità della Grecia distrutta

Nel 2010 il debito in Grecia rappresentava circa il 95% sul Pil, oggi è al 189% sul Pil. Falsificare i dati fiscali ha contribuito a minare la credibilità della Grecia e insieme alla mancanza di riforme strutturali interne in materia di flessibilità del mercato del lavoro, sicurezza sociale e concorrenza di mercato, hanno obbligato la Grecia a emettere nuove obbligazioni a breve scadenza e a tassi d’interesse più elevati rispetto alla Germania.

Insolvibilità = Premi per il rischio maggiori

La capacità del governo greco di rinnovare il proprio debito è stata messa in dubbio a causa dell’elevata probabilità d‘insolvenza sovrana percepita dai mercati dei capitali internazionali. Gli investitori richiedono tassi d’interesse sempre più elevati per prestare nuovo denaro alla Grecia e ciò si riflette nell’ampliamento e nella volatilità degli spread greci rispetto i Bund tedeschi. In Europa mancano fondi di solidarietà a livello comunitario.

Unione monetaria e Unione politica?

L’UE è un’unione monetaria, non economica. L’UE ha una politica monetaria comune fissata a livello sovranazionale ma la politica economica è ancora nelle mani dei responsabili politici nazionali. Ogni volta che si verifica una crisi alla periferia dell’UE, non esiste alcun meccanismo di aggiustamento per affrontare tale crisi a livello sovranazionale. La mancanza di solidarietà europea si è inevitabilmente rispecchiata nell’allargamento degli spread greci al Bund tedesco.

Situazione attuale della Grecia

La crisi della Grecia
Grecia sempre in rivolta

La Grecia non ha più lo status di sorvegliato speciale in Europa. Il governo riuscirà a ripagare il pacchetto di aiuti del FMI e il PIL greco è in salita. Nel 2019 è cresciuto del 2,1% con ulteriori crescite per il 2022. Ma questo è sufficiente per gridare al miracolo della Grecia? Il reddito pro capite è ancora di quasi il 30% inferiore al periodo prima della crisi. La disoccupazione rimane al 20%, mentre il rischio di povertà a esclusione sociale è al 31%. Dal 2011 al 2018 la popolazione è calata di 380.000 unità. Questo anche perché il tasso di natalità è fra i più bassi al mondo. E ciò inevitabilmente ha ripercussioni sulla situazione economica e la vivibilità delle principali città greche. Il tasso di suicidi con una impennata del 40%, rispetto al 2010, dimostra quanto l’insoddisfazione dei cittadini abbia ormai superato il livello di guardia.

La sconfitta di Tsipras dello scorso luglio ha aperto le porte a un nuovo governo di destra, che ha preso subito le distanze dal precedente governo. Distanza che si riflette nella accordo siglato l’11 novembre con il presidente cinese per offrire agli investitori cinesi l’accesso privilegiato nei settori energetici e infrastrutturali del Paese, ottenendo in cambio più esportazioni agricole e rotte turistiche. La Grecia svende i suoi settori strategici per un po’ di turismo in più. È difficile parlare di miracolo per una nazione che è alla mercè delle grandi potenze internazionali per poter respirare a livello internazionale.

Cosa è successo ai conti correnti greci?

La crisi della Grecia
Europa in frantumi

Durante la crisi della Grecia i conti correnti sono stati bloccati impedendo alle persone di andare a prelevare. Questo potrebbe accadere anche in Italia come deriva ultima dell’eliminazione del contante. Come prospettiva futura, la Grecia potrebbe uscire dall’Euro ma ciò avrebbe degli enormi costi e potrebbe non avere accesso a nuovi prestiti per un bel po’ di anni. L’UE ha un’unione monetaria ma ancora non un’unione fiscale e politica per intervenire in caso di aiuto di un paese membro. È necessario costruire un bilancio comune d’intervento nei casi più urgenti finanziato e mantenuto dai paesi membri.

La crisi della Grecia: prospettive future e considerazioni finali

Questo è il caso del Fondo Monetario Europeo. Poi, sarà necessario costruire un Eurobond comune, che potrebbe ridurre le pressioni sulle economie dell’Eurozona con deficit di bilancio eccessivi. Il tasso d’interesse per l’Eurobond dovrebbe essere la media ponderata dei tassi d’interesse nazionali per evitare problemi di azzardo morale. Inoltre, si prevede che la creazione di un mercato comune degli eurobond (che sarà sufficientemente ampio) attirerà investitori stranieri e fornirà ulteriore liquidità ai mercati obbligazionari delle economie della zona euro. La soluzione più rischiosa resta quella di uscire dall’Euro. E’ la più temuta ma Alexis Tsipras è stato minacciato di morte per il referendum. È vero che ha vinto le elezioni per poi tradire il suo popolo, ma allo stesso tempo non si può pretendere che tutti siano come Paolo Borsellino. Concludo chiedendomi, per chi è maggiormente rischioso uscire dall’Euro? Per i paesi membri o per il Leviatano dell’Alta Finanza?

Di giipsy

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