Oggi intervisteremo un ragazzo che ha aderito al progetto Erasmus. Scopriremo l’importanza di questo progetto senza alcun dubbio molto formativo per i giovani studenti universitari. Oggi in periodo pandemico non è possibile valutare questa opportunità. Ma come si potrà evolvere? Lo smartworking vale solo per il lavoro? Procediamo con l’intervista e benvenuti su giipsy blog, l’informazione creativa in un click.

  1. Come è nata l’idea di partire in Erasmus?

Bisogna fare un passo indietro abbastanza lungo per risalire a cosa mi ha spinto ad aderire al progetto erasmus.

Uscivo a Firenze da quando avevo sui 18 anni, con amici della mia vicina città natale, Prato. Facevo molte serate durante il mio percorso universitario, a volte in dei locali molto frequentati del centro città, e mi accorgevo che c’erano tanti turisti e studenti esteri che partecipavano a programmi di scambio con le università fiorentine. A volte avevo l’occasione di farci conoscenza, ma la barriera linguistica dell’inglese non mi aiutava a socializzare al meglio.

Da li nacque il desiderio di cominciare a studiare l’inglese e il francese. Mi iscrissi al centro linguistico dell’Università di Firenze, dove avevo accesso a corsi, materiali didattico, consulenze con professori e scambi linguistici con studenti stranieri di università americane.

Grazie in particolar modo all’incontro con questi studenti durante gli scambi linguistici, feci le prime amicizie internazionali e, grazie a queste, sviluppai anche un interesse per le altre culture.

Soddisfatto dalla nuova rete di amicizie internazionali che stavo creando in quel modo, cercavo continuamente nuovi stimoli  che potessero alimentare questa nuova passione che cresceva ogni giorno per le lingue e le altre culture.

Il Caso e l’intenzione.

Casualmente, venni a conoscenza del Progetto Erasmus tramite un corso universitario. Allora, parliamo del 2011-12, ce n’erano pochi di studenti del mio corso che avevano provato questa esperienza. Ebbi l’occasione di parlare a fine lezione con uno di questi, un ragazzo che non conoscevo, e che mi disse “se hai l’occasione, provalo perché è una bellissima esperienza”. I suoi occhi che brillavano a parlare di tutto questo, mi fecero pensare che dovevo provarci anch’io. Non ricordo più il nome di quel ragazzo, ma sono contento di averlo ascoltato e fatto questo percorso.

Da allora, cominciai a spingere ancora di più sull’apprendimento dell’inglese fino a conseguire il certificato B2 necessario per candidarmi all’anno di studio erasmus. Scelsi l‘università di Cork, in Irlanda.

Una volta accettata la mia candidatura, trovai un appartamento su internet (residenza studentesca). Presi un volo, arrivai a Cork con una mappa stampata su un pezzo di carta ad indicarmi la strada, e da li tutto il resto è storia.

Dopo quell’anno di laurea triennale in Irlanda, feci un tirocinio erasmus ad Atene in Grecia. A distanza di 2 anni, ho poi fatto un master di 2 anni in Francia ed anche un altro tirocinio erasmus in Spagna durante questo ciclo di studi.

Penso che la cosa principale che mi ha spinto a inanellare tutte queste esperienze estere sia stata l’adrenalina e il fatto di non avere certezze su cosa mi aspettasse dall’altra parte. Quella sensazione mi faceva sentire vivo e pieno di entusiasmo.

Progetto Erasmus: L’Irlanda

2. Cosa hai fatto in Irlanda?

In Irlanda ho studiato relazioni internazionali all’università di Cork, avevano esami più o meno equivalenti a quelli che dovevo fare in italia a scienze politiche. Trovai tutto sul loro sito internet.

Quel paese rappresenta per me il nastro di partenza di una piccola maratona internazionale che ho cominciato ed è un luogo che mi è rimasto dentro. La gente era molto educata e disponibile, forse uno dei posti migliori in termini di educazione delle persone.

In Irlanda praticai per un anno uno sport chiamato ultimate frisbee, gioco americano basato sul lancio del disco da una zona a un’altra per fare punti. Lo feci con una squadra che faceva parte dei tanti club universitari. Ebbi un’ottima accoglienza da parte della squadra durante tutto l’anno. Inoltre, l’università mi diede massima assistenza in tutto, anche durante un mio infortunio che richiedette fisioterapia e che era gratuitamente fornita tramite l’impianto sportivo affiliato all’università.

Durante l’anno feci amicizia con il massimo numero di persone, la maggior parte studenti Erasmus, ma anche studenti italiani. Per scelta cercavo comunque di conoscere persone che non fossero italiane e con le quali potessi apprendere cose nuove e soprattutto comparare il modo di riflettere.

A livello economico, mi arrangiai con i fondi Erasmus, i miei risparmi, e dando ripetizioni di italiano ad alcuni studenti irlandesi. Calcolavo attentamente le mie spese, usando delle tavole excel per registrare le uscite e entrate giornaliere per ogni mese.

Non rientrai a casa quel Natale, perché da un lato volevo risparmiare ma anche perché dall’altro adoravo quel momento e non volevo che finisse. Nonostante fosse il mio primo natale fuori casa, ma non fu così duro per me. I miei genitori capivano che per me era troppo importante quella esperienza.

erasmus
Il percorso della vera maturità

Genitori contrari?

3. Genitori restii all’Erasmus

Feci la mia candidatura Erasmus senza spiegare troppo ai miei genitori. Quando fui accettato e dovevo firmare il contratto per aver i fondi gli spiegai tutto nel dettaglio.

Nonostante una loro prima opposizione affettiva, ci fu una discussione sui vantaggi e le prospettive lavorative future dopo quella esperienza dove avrei appreso bene l’inglese. Questa è stata la chiave. I miei genitori capiscono che avevo in testa una carriera basata sull’uso delle lingue. Sapevano che si trattava di una mia passione e che dunque quel passo era giusto per me e per le mie ambizioni.

A distanza di anni, i miei genitori si vantano con i loro amici per quanto sia autonomo e che sia stato in grado di farcela a vivere da solo in 4 paesi.

Progetto Erasmus, Crescita?

4. Insegnamenti

  1. L’erasmus rende maturi.

Gli italiani escono dalle case dei genitori sempre più tardi. Il Progetto Erasmus è per molti – lo fu anche per me – la prima esperienza di vita fuori casa. Il primo progetto in cui dovevo assumermi delle responsabilità serie come affittare un appartamento, pagare le bollette, cose alle quale prima non pensavo minimamente.

  • L’erasmus aiuta l’integrazione e l’apertura mentale

Durante l’erasmus, si fa conoscenza in poco tempo con tante persone con background diversi. Tramite il network erasmus è facile ritrovarsi a uscire e interagire giornalmente con persone da tutto il mondo. Esperienza che apre la mente e contribuisce a sviluppare un’intelligenza internazionale, cosa che ad oggi mi è stata utile per le mie esperienze professionali.

5. Consigli per l’erasmus – come prepararlo economicamente

L’unico consiglio pratico che posso dare per chi ha difficioltà economiche per andare all’estero è:

1. cercare di calcolare un budget per pianificare quanti soldi saranno necessari ogni mese nel paese di arrivo. Con l’aiuto di internet, si può facilmente determinare a grandi linee il costo medio degli affitti e della vita di ogni paese.

2.una volta stabilito il budget mensile necessario, capire quanti soldi vanno messi da parte oltre alla borsa erasmus per raggiungere quel budget. Se mancano fondi, bisogna allora trovare qualche lavoretto e mettere da parte. Vanno prese in conto anche spese come i viaggi aerei e gli spostamenti per arrivare e tornare in Italia chiaramente.

Importante: cominciare questi 2 step con largo anticipo, anche un anno prima, pensando già a quanto tempo si vuole stare in erasmus (6 mesi o un anno scolastico intero) e in quale università estera.

Erasmus in Pandemia. Smartstuding?

6. Come far mantenere vivi questi programmi in ottica pandemica?

In ottica pandemica gli spostamenti sono limitati ma bisogna continuare a promuovere l’erasmus attivamente. I protagonisti di queste promozioni sono le università tramite i loro professori, i loro siti web e social.

Anche se uno studente accettato all erasmus fosse obbligato dalle circostanze locali a fare didattica a distanza nel paese di destinazione, avrebbe comunque la possibilità di vivere un’esperienza diversa e di beneficiare di una prospettiva internazionale recandosi in un nuovo paese e dovendo apprendendo una lingua diversa e nuovi usi e costumi.

Detto questo, viva il Progetto Erasmus e spero che molte persone possano prendere parte a questa esperienza anche in questa fase di pandemia.

Giuseppe Foti

Di giipsy

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