Il tema sulle IPO 2026 è molto vasto. Giipsy cercherà di fare chiarezza evidenziando quali saranno le prossime aziende a quotarsi sulla base dello studio di BG Saxo.
Cos’è una IPO e perché nel 2026 se ne parla così tanto?
Una IPO, Initial Public Offering, è il momento in cui una società privata offre per la prima volta le proprie azioni al pubblico e approda in Borsa. In pratica, passa da un capitale riservato a investitori privati, fondatori e venture capital a un mercato aperto. Qui il prezzo viene giudicato ogni giorno dagli investitori. È proprio questo passaggio a rendere le IPO così affascinanti e, allo stesso tempo, così rischiose.
Parlare di IPO 2026, però, non significa soltanto spiegare un meccanismo finanziario. Significa leggere una possibile riapertura del mercato delle grandi quotazioni, dopo anni più freddi. BG Saxo ha costruito la sua analisi proprio su questa idea. AI, fintech, spazio e crypto potrebbero riportare sul listino alcune delle società private più osservate al mondo. Allo stesso tempo, Reuters ha segnalato che nel 2026 varie IPO statunitensi sono già state ridimensionate, rinviate o ritirate a causa di volatilità.
In altre parole, la keyword “IPO 2026” ha un doppio volto. Da una parte vive la narrativa del ritorno delle mega quotazioni. Dall’altra c’è la realtà di un mercato che nel marzo 2026 resta nervoso. Il Nasdaq è entrato in correzione e gli investitori sono molto meno disponibili a pagare qualsiasi prezzo pur di comprare crescita. È proprio qui che un’analisi in stile Giipsy diventa utile. Non bisogna fermarsi al nome, ma chiedersi quanto cresce il business, quanta cassa brucia, quanto è sostenibile la valutazione e quanto dipende dall’hype.
alt="Space X Ipo 2026" class="wp-image-6392" style="width:483px;height:auto" srcset="https://i0.wp.com/www.giipsy.eu/wp-content/uploads/2026/03/giipsy_IPO-2026-le-aziende-piu-attese-secondo-BG-Saxo_space-x_giipsy-blog.webp?w=1024&ssl=1 1024w, https://i0.wp.com/www.giipsy.eu/wp-content/uploads/2026/03/giipsy_IPO-2026-le-aziende-piu-attese-secondo-BG-Saxo_space-x_giipsy-blog.webp?resize=300%2C300&ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.giipsy.eu/wp-content/uploads/2026/03/giipsy_IPO-2026-le-aziende-piu-attese-secondo-BG-Saxo_space-x_giipsy-blog.webp?resize=150%2C150&ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.giipsy.eu/wp-content/uploads/2026/03/giipsy_IPO-2026-le-aziende-piu-attese-secondo-BG-Saxo_space-x_giipsy-blog.webp?resize=768%2C768&ssl=1 768w" sizes="(max-width: 640px) 100vw, 640px" />IPO 2026: le aziende più attese secondo BG Saxo.
La lista di BG Saxo comprende dieci nomi: SpaceX, OpenAI, Anthropic, Stripe, Databricks, Canva, Revolut, Monzo, Kraken e Consensys. È una pipeline che racconta molto bene dove si è concentrato il capitale privato negli ultimi anni. Ovvero in infrastruttura AI, pagamenti, software, challenger bank, economia dello spazio e Web3.
SpaceX IPO 2026
Se dovessi individuare il nome più simbolico di tutte le IPO 2026, partirei da SpaceX. BG Saxo la descrive come una potenziale quotazione da record. Reuters, negli ultimi giorni, ha riportato che la società potrebbe puntare a una valutazione intorno a 1.75 trilioni di dollari. Inoltre Elon Musk starebbe persino valutando di riservare fino al 30% dell’offerta agli investitori retail, molto più del normale. Qui il punto non è cercare un multiplo classico: il mercato guarderebbe soprattutto alla monetizzazione di Starlink, al vantaggio competitivo nei lanci e alla capacità di esecuzione sul progetto Starship. Il rischio, però, resta enorme: governance, regolazione e promesse industriali devono reggere una valutazione fuori scala.
OpenAI e Anthropic
OpenAI e Anthropic sono i due nomi che più incarnano il lato estremo della parola IPO 2026. L’azienda di Altman ha comunicato a gennaio 2026 un business che cresce velocemente. In particolare ha indicato oltre 20 miliardi di dollari di ARR (Annual Recurring Revenue) nel 2025. Invece Reuters ha riportato che a fine febbraio il ritmo annualizzato dei ricavi avrebbe superato i 25 miliardi. Inoltre a febbraio la società ha annunciato un nuovo round da 110 miliardi di dollari e una valutazione pre-money di 730 miliardi.
Anthropic, dal canto suo, ha annunciato a febbraio una raccolta da 30 miliardi con una valutazione post-money di 380 miliardi, un run-rate revenue di 14 miliardi e oltre 2.5 miliardi di run-rate per Claude Code. Sono numeri impressionanti, ma non ancora sinonimo di entusiasmo in Borsa: qui il mercato dovrà capire quanto siano ripetibili questi ricavi, quanto pesino i costi di calcolo e quanto la crescita dipenda da partnership cloud e da una corsa all’AI che potrebbe anche raffreddarsi.
Databricks e Canva: IPO AI e software ad alta scala.
Fra i nomi software, Databricks è forse quello che oggi appare più “leggibile” in chiave fondamentale. La società ha comunicato a dicembre 2025 un revenue run-rate di 4.8 miliardi con crescita oltre il 55% anno su anno e una valutazione di 134 miliardi, per poi aggiornare a febbraio 2026 il dato a 5.4 miliardi di run-rate con crescita oltre il 65%. Soprattutto, ha dichiarato di avere generato free cash flow positivo negli ultimi dodici mesi. Questo la rende, tra i grandi candidati, uno dei casi più interessanti per chi cerca crescita ma vuole almeno intravedere un primo profilo di leva operativa.
Canva è diversa, ma non meno interessante. A fine 2025 ha dichiarato 260 milioni di utenti mensili e 3.5 miliardi di dollari di ricavi. Reuters aveva già riportato nell’agosto 2025 una cessione di azioni a una valutazione di 42 miliardi. BG Saxo la inserisce tra i candidati più credibili della seconda metà del 2026. Il punto qui è semplice: Canva non è più solo un tool “facile” per grafica veloce, ma una piattaforma globale che deve dimostrare di saper monetizzare sempre meglio il segmento enterprise e difendersi dall’incrocio competitivo con Adobe, Figma e gli strumenti AI di nuova generazione.

Stripe IPO 2026, Revolut e Monzo.
Stripe resta una delle potenziali IPO più naturali da immaginare, ma proprio per questo il mercato le chiederà moltissimo. Fin’ora ha processato 1.4 trilioni di dollari di pagamenti nel 2024, in crescita del 38%, e Reuters ha riportato a febbraio 2026 una valutazione salita a 159 miliardi nell’ultima vendita interna di azioni. In più, la stessa Reuters osserva che la liquidità privata oggi permette a molte aziende mature di restare private più a lungo. Perciò, se e quando si quoterà, la domanda vera sarà questa: il mercato pubblico è disposto a riconoscere ancora un premio così elevato a un business già grande, profittevole e molto presidiato dalla concorrenza?
Revolut, invece, nel 2026 sembra meno una storia di sola promessa e più una macchina di execution. Reuters ha riportato ricavi 2025 a 4.5 miliardi di sterline, utile ante imposte di 1.7 miliardi, 68.3 milioni di utenti e il via libera alla banca nel Regno Unito, pur specificando che non esiste ancora una timeline definita per l’IPO. Questo dato è importante: se arriverà la quotazione, sarà probabilmente venduta come storia di banca digitale globale profittevole, non più come semplice app di pagamenti o trading.
Monzo è più piccola ma, proprio per questo, potrebbe risultare più lineare da raccontare al mercato. Nel suo annual report 2025 comunica oltre 12 milioni di clienti, 1.2 miliardi di sterline di ricavi e 113.9 milioni di adjusted profit before tax. Reuters ha anche riportato il passaggio di guida da TS Anil a Diana Layfield, in un momento in cui il mercato specula da mesi su una futura quotazione. Qui l’analisi estratta dal “rendimento a 8 mesi” direbbe questo: Monzo può essere una bella storia, ma dovrà dimostrare che crescita dei depositi, qualità del credito e redditività strutturale non siano ancora troppo legate a un contesto favorevole.
Kraken e Consensys: IPO crypto 2026
Sul lato crypto, la situazione è più delicata di quanto potesse sembrare a dicembre. Kraken aveva tutte le caratteristiche del candidato perfetto: a febbraio 2026 ha pubblicato adjusted revenue 2025 per 2.2 miliardi di dollari, adjusted EBITDA di 531 milioni, volumi per 2 trilioni e 5.7 milioni di funded accounts. Però Reuters ha riportato il 18 marzo che i piani IPO sarebbero stati congelati, nonostante il filing confidenziale del novembre 2025. In sostanza: i numeri operativi ci sono, ma il mercato crypto resta troppo sensibile a sentiment, regolazione e finestra di mercato.
Consensys, inclusa da BG Saxo tra i candidati, è invece una scommessa più “di infrastruttura” che di trading. La società si presenta come costruttrice della stack Web3, con asset come MetaMask, Infura e Linea, e proprio per questo sarebbe una quotazione molto diversa da Kraken: meno exchange, più infrastruttura dell’ecosistema Ethereum. Il fascino è evidente, ma qui manca la trasparenza operativa che un investitore pubblico vorrebbe vedere in anticipo. Sarebbe quindi una delle IPO 2026 più dipendenti dalla narrativa sull’adozione di Ethereum e dalla postura dei regolatori verso la finanza decentralizzata.
Conviene investire nelle IPO 2026?
La risposta, in un contenuto serio, non può essere “sì” o “no” in assoluto. Conviene semmai capire quale IPO stai guardando. Se il mercato si concentra solo sulla grandezza del nome, il rischio è pagare oggi crescita che dovrebbe realizzarsi per molti anni. È il caso soprattutto dei nomi AI più estremi. Se invece riesci a distinguere business già più leggibili, come Databricks, Stripe o Revolut, allora la discussione cambia: non sparisce il rischio, ma almeno smette di essere solo una scommessa emotiva.
BG Saxo lo scrive chiaramente: la disciplina sulle valutazioni sarà cruciale, perché molte di queste società arrivano con prezzi privati che incorporano già anni di crescita aggressiva. E Reuters ha aggiunto che la volatilità del 2026 sta già mettendo alla prova diverse operazioni
FAQ su IPO
Un’IPO può convenire se si entra con una logica di medio-lungo periodo e se l’azienda ha fondamentali solidi: crescita dei ricavi, vantaggio competitivo e mercato espandibile. Alcune IPO storiche hanno generato rendimenti importanti nel tempo, ma non sempre nei primi mesi.
Molti investitori retail confondono “nuova quotazione” con “occasione immediata”, mentre spesso il vero valore emerge dopo che il titolo si è stabilizzato.
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